









Allorché nel 2008 egli cede il posto a Dmitrij Medvedev, l’autorità dello Stato è totalmente ristabilita ed è stato creato un partito di governo. In piena ripresa economica, nel marzo 2008 Dmitrij Medvedev è eletto presidente col 72% dei voti. Disgraziatamente, la Russia è colpita dalla crisi finanziaria mondiale e da una nuova guerra nel Caucaso. Nel 2009 il presidente Medvedev soffre delle conseguenze sociali della crisi e delle difficoltà di modernizzare il paese con l’auspicata rapidità. Anche la pressione internazionale diventa più forte e nell’ultimo anno del suo mandato la diplomazia russa è sconfitta in Libia e in Europa (scudo antimissile), sicché la politica estera di Medvedev è oggetto di critiche da parte dei Russi.
Dopo le elezioni parlamentari dell’ultimo decennio, nelle grandi città del paese hanno luogo manifestazioni di oppositori, le quali inducono certi commentatori stranieri a pensare che la Russia cominci a ribellarsi contro il “sistema Putin”. Altri, invece, vedono in queste manifestazioni l’embrione di una destabilizzazione orchestrata dall’esterno, secondo il copione delle “rivoluzioni colorate”. Parecchi indizi inducono a ritenere che questo scenario sia verosimile. Paradossalmente, è stato questo rischio di “rivoluzione colorata” ad unire l’opinione pubblica ed a contribuire grandemente al successo di Putin. L’analista Jean-Robert Raviot ha definito questo fenomeno distinguendo tre Russie. La prima, la più mediatizzata perché occidentalizzata, è quella dei “moscoborghesi”, i borghesi metropolitani che i commentatori hanno battezzato come “classe media”. Poi c’è la Russia provinciale e periurbana, di gran lunga maggioritaria; animata da sentimenti patriottici, indebolita dalla crisi, essa costituisce lo zoccolo duro favorevole a Putin. Infine, la Russia delle periferie non russe, controllata da etnocrazie alleate del Cremlino, dove i risultati elettorali, alquanto omogenei, sono a favore del potere centrale.
In effetti, Mosca e San Pietroburgo sono le sole città in cui i risultati, presi isolatamente, avrebbero potuto dar luogo ad un secondo turno fra Putin e Prokhorov. Ma se questa Russia ricca, urbanizzata e occidentalizzata delle grandi città ha votato per Putin meno che il resto del paese, essa rimane tuttavia minoritaria. Invece la Russia delle città piccole e medie e delle campagne è molto più conservatrice e popolare. Votando massicciamente per Vladimir Putin, essa ha mostrato la propria inquietudine nei confronti di possibili torbidi. Dall’inizi o degli anni 2000, la Russia prosegue nel proprio raddrizzamento e i disordini del primo decennio seguito alla scomparsa dell’URSS hanno profondamente segnato gli spiriti. Così il popolo russo ha fatto blocco dietro Vladimir Putin, respingendo ogni ingerenza esterna ed auspicando la prosecuzione della politica inaugurata dodici anni fa.
Lo stabile livello dei consensi ottenuti da Gennadij Zjuganov, il candidato del partito comunista, mostra che il partito ha fatto il pieno e che il 4% o il 5% dei suoi elettori dell’ultimo dicembre (il partito comunista aveva raggiunto il 19% alle legislative, avvantaggiandosi del suo statuto di principale concorrente di Putin) stavolta si è spostato su Mikhail Prokhorov. Indubbiamente quest’ultimo ha canalizzato la maggioranza dei voti degli oppositori che hanno manifestato nell’ultimo mese. Egli raccoglie infatti il 20% a Mosca e il 15,5% a San Pietroburgo. Lo scarso bottino di Vladimir Zhirinovskij è senz’altro da mettere in rapporto con l’elevata percentuale dei voti di Putin, poiché molti elettori del suo partito hanno votato per Putin al primo turno. E’ difficile immaginare che il partito di Zhirinovskij possa sopravvivere senza la presenza carismatica del suo capo. Infine, la cocente sconfitta del candidato Mironov (3,46%), il cui partito aveva ottenuto un numero elevato di voti alle legislative, mostra che gli elettori russi rifiutano i candidati troppo socialdemocratici.
Era scontato che molti commentatori stranieri (per negare un sostegno popolare che non possono né ammettere né comprendere) scrivessero che le elezioni sono state truccate e che sono state riscontrate numerose frodi in favore di Vladimir Putin. In ogni caso, come per le legislative, la stragrande maggioranza di queste accuse di frode si rivelerà infondata. Il numero dei reali casi di frode non dovrebbe superare i 300, contro i 437 delle legislative di dicembre.
Gli osservatori della Comunità degli Stati Indipendenti e dell’Organizzazione di Shanghai, nonché gli osservatori indipendenti, hanno dichiarato che lo scrutinio si è svolto normalmente e che l’elezione è stata conforme ai canoni; hanno anche proposto di instaurare il sistema di vigilanza voluto da Putin (96.000 seggi elettorali filmati da 91.000 telecamere) per le elezioni del Parlamento europeo. A questo proposito: se Mikhail Prokhorov è risultato primo in Francia e in Inghilterra, i Russi di Germania e di Spagna hanno votato per Putin in maniera maggioritaria.
Che cosa succederà adesso? L’opposizione ha annunciato che continuerà a manifestare, come d’altronde ha già fatto all’indomani dei risultati
elettorali. Ma la manifestazione ha radunato solo 10.000 persone e il clima sembra già cambiato. Nel corso della manifestazione Mikhail rokhorov e Boris Nemtzov sono stati coperti di fischi, mentre Aleksej Navalny e Sergej Udaltzov (nazional-liberale il primo, di estrema sinistra il secondo, ma alleati contro Putin) sono stati oggetto di un’ovazione. Al termine della manifestazione, rifiutando di abbandonare il luogo ed esortando ad occupare la piazza, hanno provocato l’intervento della polizia contro i 300 o 400 irriducibili che li accompagnavano, per la gioia dei giornalisti stranieri. Più tardi, un centinaio di ultranazionalisti ha cercato di marciare sul Cremlino, provocando un analogo intervento della polizia. Ci si può dunquedomandare se l’opposizione legale non si sia cristallizzata intorno a Mikhail Prokhorov e se la frangia più radicale ed antipolitica di questa variegata opposizione non cercherà di provocare disordini, rifiutando di riconoscere un’elezione che nel mondo non è più contestata da nessuno.
Результаты этих выборов стали подтверждением того, что предсказывали все здравомыслящие и честные аналитики: Владимир Путин победит в первом туре с результатом от 50 до 65%. Действительно, все службы изучения общественного мнения предсказывали
его победу в первом туре. Это голосование также стало геополитическим событием, значение которого, вероятно, еще не оценено значительной частью комментаторов. Избрание Владимира Путина на третий срок, непостижимое для французских средств массовой информации, вписывается в совершенно логичную российскую историческую последовательность.
В марте 2000 года, когда Владимир Путин был избран чуть более 50% голосов, страна была разорена постсоветским «ельцинским» десятилетием и находилась в серьезном экономическом кризисе. Организованное ельцинской системой избрание Владимира Путина российским населением произошло, в основном, за неимением лучшего. Ранее неизвестный, Путин очень скоро проявил себя сильным человеком, а его сухой и авторитарный стиль был положительно воспринят населением России. Владимир Путин, с начала 2000-х годов стал восприниматься как своего рода спаситель, который восстановил общественный порядок. Во второй раз он был избран в 2004 году в первом туре с почти 70% голосов. Второй срок Владимира Путина стал в России периодом несомненного экономического подъема.
Когда он уступил место Дмитрию Медведеву в 2008 году, авторитет государства был полностью восстановлен, создана правящая партия. На фоне экономического подъема Дмитрий Медведев в марте 2008 года 72% голосов был избран президентом. К сожалению, по России ударили мировой финансовый кризис и новая война на Кавказе. В 2009 году президентство Медведева было омрачено социальными последствиями кризиса и трудностью модернизировать страну так быстро, как хотелось бы. В последние годы его
мандата усилилось международное давление, российская дипломатия оказалась в трудном положении в Ливии или в Европе (ПРО) и, наконец, внешняя политика Медведева подверглась в России критике.
После прошлогодних декабрьских парламентских выборов в крупнейших городах страны прошли массовые демонстрации оппозиции, заставив некоторых зарубежных комментаторов думать, что Россия начинает восставать против «путинской системы». Другие, напротив, увидели в этих событиях зачаток организуемой из-за рубежа дестабилизации, по аналогии с цветными революциями. Множество признаков позволяли предложить вероятность этого сценария.
Парадоксально, но именно опасность цветной революции объединила общественное мнение и существенно способствовала высокому результату Владимира Путина. Аналитик Жан-Роберт Равио дал четкое определение этому явлению, описав три России. В первую очередь, самую известную― благодаря СМИ ― Россию, имеющую прозападные взгляды, Россию «москвобуржуа», этих столичных буржуа, которых комментаторы окрестили «средним классом». Затем преобладающую Россию провинции и пригородов, патриотически настроенную и ослабленную кризисом, основу поддержки Владимира Путина и, наконец, Россию нерусских окраин, которую контролируют связанные с Кремлем этнократии, где достаточно однородно голосуют в поддержку центральной власти.
Действительно, Москва и Санкт-Петербург ― единственные города, в которых результаты голосования, взятые отдельно, могли бы вывести во второй турПутина и Прохорова. Но эта богатая, урбанизированная и европеизированная Россия крупных городов, меньше остальной части страны проголосовавшая за Путина, остается в абсолютном меньшинстве. Напротив, Россия малых и средних городов, даже деревень, гораздо более консервативна и народна. Массово проголосовав за Владимира Путина, она продемонстрировала свою обеспокоенность возможными потрясениями. С начала 2000-х годов Россия продолжает восстанавливаться, смута десятилетия, последовавшего за распадом СССР, глубоко повлияла на умы людей. Русский народ сплотился вокруг Владимира Путина, отвергая
вмешательство извне и желая продолжения политики, начатой еще 12 лет назад.
Стабильный результат кандидата от коммунистической партии Геннадия Зюганова указывает на то, что партия достигла максимума и что 4-5% голосов тех, кто проголосовал за нее в декабре прошлого года (компартия получила 19% на парламентских выборах, благодаря своему статусу основного конкурента Путина и протестному антипутинскому голосованию),
на этот раз отошли Михаилу Прохорову. Прохоров, вероятно, получил большинство голосов демонстрантов, протестовавших последние месяцы. Он набрал 20% в Москве и 15,5% Санкт-Петербурге.
Низкий результат Владимира Жириновского связан с высоким результатом Владимира Путина, многие избиратели ЛДПР, вероятно, в первом туре проголосовали за Путина. Низкий результат ЛДПР, как кажется, свидетельствует о закате партии, выживание которой трудно представить без ее харизматичного лидера. Наконец, обидное поражение кандидата Миронова (3,46%), в то время как его партия получила очень высокий результат на парламентских выборах, доказывает, что российские избиратели отвергают любого кандидата с чрезмерно социал-демократическими взглядами.
Разумеется, многие иностранные комментаторы в ближайшие дни напишут (чтобы оспорить эту народную поддержку, которую они не могут ни понять, ни признать), что выборы были сфальсифицированы и что были отмечены многочисленные факты мошенничества в пользу Владимира Путина. Тем не менее, как и во время парламентских выборов, подавляющее большинство этих обвинения в мошенничестве окажутся необоснованными, количество реальных случаев фальсификаций не должно превысить 300 против 437 случаев в ходе парламентских выборов в декабре прошлого года, столь критикуемых.
Наблюдатели от СНГ, ШОС, а также независимые наблюдатели заявили, что голосование проходило в соответствии с законодательством, и посоветовали установить предложенную Владимиром Путиным систему мониторинга (91.000 веб-камер работали на 96.000 избирательных участков), на выборах в Европейский парламент. Так, если Михаил Прохоров занял первое место
во Франции и Англии, то живущие в Германии и Испании россияне в большинстве своем проголосовали за Владимира Путина. Хотя в Германии «Единая Россия» получила низкий результат на парламентских выборах и оказалась позади либеральной партии «Яблоко».
Что же будет теперь? Оппозиция объявила, что будет продолжать участвовать в демонстрациях, как она уже сделала в понедельник, на
следующий день после выборов. Но в демонстрации приняли участие только 10.000 человек, и климат, похоже, уже изменился. Михаил Прохоров, как и Борис Немцов, на этой манифестации был освистан, а Алексей Навальный и Сергей Удальцов (соответственно националист / либерал и крайне левый, но объединившиеся против Путина), напротив, были встречены овациями. Под конец манифестации, отказавшись уйти и призвав занять площадь, именно они спровоцировали арест 300 или 400 своих самых
непримиримых сторонников, к восторгу иностранных журналистов. Позже полиция задержала около сотни ультранационалистов, попытавшихся прорваться к Кремлю. Можно задаться вопросом, не кристаллизуется ли легальная оппозиция вокруг Михаила Прохорова и, наконец, не попытается ли наиболее радикальная и неполитическая часть этой столь разнородной оппозиции устроить беспорядки, отказавшись признать выборы, которые никто в мире уже не ставит под сомнение.
En mars 2000 lorsque Vladimir Poutine est élu avec un peu plus de 50% des voix, le pays est ravagé par une décennie postsoviétique “eltsinienne”, et il sort d’une crise économique majeure. Propulsée par le système Eltsine, l’élection de Vladimir Poutine par la population russe se fait principalement par défaut. Inconnu, ce dernier apparaît cependant très rapidement comme un homme à poigne et son style sec et autoritaire est perçu positivement par la population russe. Vladimir Poutine apparaît dès le début des années 2000 comme une sorte de sauveur, qui restaure l’ordre public. Sa seconde élection en 2004 avec près de 70% des voix au premier tour sera un plébiscite. Le deuxième mandat de Vladimir Poutine sera une période de redressement économique incontestable pour la Russie.
Lorsqu’il cède la place à Dimitri Medvedev en 2008, l’autorité de l’état a été totalement établie, et un parti de gouvernement a été créé. En pleine embellie économique, Dimitri Medvedev est élu président en mars 2008 avec 72% des voix. Malheureusement, la crise financière mondiale frappe la Russie, ainsi qu’une nouvelle guerre dans le Caucase. La présidence Medvedev souffre en 2009 des conséquences sociales de la crise et des difficultés à moderniser le pays aussi rapidement que souhaité. La pression internationale se fait également plus forte et durant la dernière année de son mandat, la diplomatie russe est malmenée en Libye ou en Europe (bouclier antimissile) et finalement la politique extérieure de Medvedev est critiquée en Russie.
Après les élections parlementaires de décembre dernier, de grosses manifestations d’opposition ont lieu dans les grandes villes du pays, faisant penser à certains commentateurs étrangers que la Russie commençait à se révolter contre le “système Poutine”. D’autres, au contraire, ont vu dans ces manifestations un embryon de déstabilisation orchestrée de l’extérieur, sur le modèle des révolutions de couleurs. De nombreux indices ont pu laisser penser que ce dernier scénario était plausible.
Paradoxalement, c’est ce risque de révolution de couleur qui a unifié l’opinion publique et grandement contribué au score très élevé de Vladimir Poutine. L’analyste Jean-Robert Raviot, a parfaitement défini ce phénomène en définissant 3 Russies. D’abord, la plus médiatisée car occidentalisée, celle des “Moscobourgeois”, ces bourgeois métropolitains baptisés “classe moyenne” par les commentateurs. Ensuite la Russie
provinciale et périurbaine, très majoritaire, patriote et fragilisée par la crise, socle de la majorité favorable à Vladimir Poutine et enfin la Russie des périphéries non-russes contrôlées par des ethnocraties alliées au Kremlin et dans lesquelles les votes sont assez homogènes, en faveur du pouvoir central. En effet, Moscou et Saint-Pétersbourg sont les seules villes dans lesquelles les résultats, pris isolément, auraient pu déboucher sur un deuxième tour entre Poutine et Prokhorov. Mais si cette Russie riche, urbanisée et européanisée des grandes villes a moins voté Poutine que le reste du pays, elle reste très minoritaire. A l’inverse, la Russie des petites et moyennes villes, voire des campagnes, est beaucoup plus conservatrice et populaire. En votant massivement pour Vladimir Poutine, elle a montré son inquiétude face à de possibles bouleversements. Depuis le début des années 2000, la Russie poursuit son redressement, et les désordres de la première décennie qui a suivi la disparition de l’URSS ont profondément marqué les esprits. Le peuple russe a donc fait bloc derrière Vladimir Poutine, refusant toute ingérence extérieure et souhaitant que la politique entamée il y a maintenant 12 ans soit poursuivie.
Le score stable de Guennadi Ziouganov, le candidat du parti communiste, indique que le parti a fait le plein et que 4 ou 5% de ses électeurs de décembre dernier (le parti communiste avait atteint 19% aux législatives en bénéficiant de son statut de principal concurrent a Poutine et du vote anti-Poutine) se sont cette fois reporté sur Michael Prokhorov. Ce dernier a sans doute canalisé la majorité des votes des manifestants contestataires des derniers mois. Il recueille en effet 20% à Moscou et 15,5% à Saint-Pétersbourg. Le faible score de Vladimir Jirinovski est sans doute à mettre en rapport avec le score élevé de Vladimir Poutine, beaucoup d’électeurs LDPR ayant sans doute voté Poutine au premier tour. Сe faible score du LDPR semble annoncer le déclin de ce parti que l’on imagine mal survivre sans son charismatique leader. Enfin l’échec cuisant du candidat Mironov (3,46%) alors que son parti avait obtenu un score très élevé aux législatives, montre que fondamentalement les électeurs russes refusent tout candidat trop social-démocrate.
Bien sur de nombreux commentateurs étrangers écriront dans les jours qui viennent (pour nier ce soutien populaire qu’ils ne peuvent visiblement ni admettre ni comprendre) que les élections ont été truquées et que de nombreuses fraudes en faveur de Vladimir Poutine ont été recensées. Pourtant, comme lors des législatives, la grande majorité de ces accusations de fraude vont s’avérer infondées, le nombre de cas de fraudes réelles ne devant pas dépasser environ 300, contre 437 formelles lors des législatives de décembre dernier, pourtant si critiquées.
Les observateurs de la CEI, de l’Organisation de Shanghai ou encore des observateurs indépendants ont pourtant déclaré que le scrutin s’était déroulé normalement et que l’élection était conforme, proposant même d’instaurer le système de surveillance voulu par Vladimir Poutine (96.000 bureaux de vote filmés par 91.000 webcaméras) pour les élections au parlement européen. A ce titre, si Michael Prokhorov est arrivé en tête en France et en Angleterre, les russes d’Allemagne et d’Espagne ont eux majoritairement voté pour Vladimir Poutine. Ce alors qu’en Allemagne Russie-Unie avait obtenu un mauvais score en Allemagne aux législatives, se retrouvant derrière le parti libéral Iabloko.
Que va-t-il se passer désormais? L’opposition a annoncé qu’elle allait continuer à manifester, comme elle l’a fait déjà lundi dernier, au lendemain des résultats. Mais la manifestation n’a rassemblé que 10.000 personnes, et le climat semble déjà avoir changé. Michael Prokhorov, tout comme Boris Nemtsov ont été copieusement sifflés pendant cette manifestation, et Alexey Navalny et Serguey Udaltsov (respectivement nationaliste/libéral et d’extrême gauche, mais alliés contre Poutine) ont été au contraire ovationnés. En fin de manifestation, en refusant de quitter les lieux et en appelant à occuper la place, ce sont eux qui ont provoqué l’interpellation des 300 ou 400 irréductibles qui les accompagnaient, pour le plus grand plaisir des caméras étrangères. Plus tard c’est un groupe d’une centaine d’ultranationalistes qui a tenté de marcher sur le Kremlin, avant que la police ne les interpelle également. On peut donc se demander si l’opposition légale ne s’est pas cristallisée autour de Michael Prokhorov et si finalement la frange la plus radicale et non politique de cette opposition si disparate, ne va pas chercher à créer des troubles, en refusant de reconnaître une élection que personne dans le monde ne conteste déjà plus.

Puissance mondiale dominante à cette époque, l’Angleterre a donc tenté de déstabiliser la Russie de diverses manières, notamment par des livraisons d’armes dans le Caucase ou par la création de comités Tchétchènes et Tcherkesses lors du congrès de Paris, après la guerre de Crimée. On peut citer aussi l’intervention de David Urquhart, mi-homme d’affaires mi-espion, qui, dans les années 1830, encourage les Tcherkesses à créer leur propre État. Ce Lawrence du Caucase publiera même une “Déclaration d’indépendance des peuples circassiens”, autre nom des Tcherkesses, et leur fournira un drapeau national.
Le but était déjà clair: créer et soutenir un front caucasien pour repousser et éloigner l’empire russe (puissance continentale) des mers et du Caucase. De nombreux responsables des républiques musulmanes de Russie, principalement dans le Caucase et en Asie centrale, tenteront alors d’organiser la bataille vers leur indépendance avec le soutien de l’occident. À cette occasion, les souffrances de certains peuples du Caucase ont eu un certain écho en France, préfigurant le soutien que le “mouvement prométhéen” allait recevoir en Occident afin de constituer des pôles de lutte contre le pouvoir central russe. Après ces événements, beaucoup de caucasiens se sont dispersés à l’étranger et certains membres de ces diasporas se sont sédentarisés en Europe (France ou Pologne), d’autres en Turquie et certains autres enfin dans les pays arabes. On sait ce qu’il est advenu du mouvement prométhéen, il est tombé dans les oubliettes de l’histoire.
Mais ces diasporas se superposèrent aux déjà nombreuses diasporas caucasiennes (dont des Tcherkesses), descendants des esclaves affranchis qui formèrent dans le passé les milices de certains califes musulmans et de l’Empire ottoman. A ce jour, plusieurs milliers de Tcherkesses vivent en Égypte, 100.000 en Syrie et plus de 70.000 en Jordanie. Enfin en Turquie on compte entre 4 et 5 millions de Tcherkesses. Récemment, le printemps arabe a fait resurgir la question Tcherkesse et a dévoilé l’existence d’une carte des minorités Circassiennes dans la zone. En Libye les Tcherkesses ont par exemple été au cœur de la guerre et du nouveau “grand jeu” qui se déroule entre la Russie et l’Amérique dans le monde arabo-musulman. Les quelques 10.000 Tcherkesses de Libye ont été en effet courtisés par Muammar Kadhafi pendant le conflit Libyen. Celui-ci avait envoyé des émissaires à Amman pour négocier avec le Conseil tribal Tcherkesse de Jordanie afin de convaincre les frères de Misrata de le rejoindre. Un groupe de Tcherkesses- Circassiens résidant dans la République Caucasienne Russe de Kabardino- Balkarie a alors envoyé un message de soutien à l’ambassadeur de Libye à Moscou, en l’assurant de son soutien au colonel Mouammar Kadhafi et lui proposant
même une aide militaire. Au même moment, des “Tcherkesses de Californie” dénonçaient le soit disant massacre des Tcherkesses de Misrata en comparant au passage Mouammar Kadhafi à Staline, dans un élan rhétorique des plus atlantistes.
Mais c’est sans doute en Syrie que la carte Tcherkesse prend toute son ampleur puisque le pays compte aujourd’hui près de 100.000 Tcherkesses. En raison de leur statut de minorité les Circassiens Syriens ont toujours été plutôt proches des différents pouvoirs qui se sont succédés: d’abord les Ottomans, puis les Français et aujourd’hui les Baasistes. Comme pour beaucoup de minorités, la pérennité du gouvernement de Bachar-El-Hassad est synonyme de leur survie.
Le 31 janvier 2012 trois officiels de la communauté Tcherkesse de Syrie ont rencontré le dirigeant de la république Tcherkesse de Russie, Arsen Kanokov, qui a affirmé son soutien aux trois invités en affirmant que la position russe en Syrie était juste et destinée à éviter que la
Syrie ne se transforme en un nouvel Irak ou une nouvelle Libye. Depuis le mois de décembre 2011, ce sont près de 200 Syro-Tcherkesses qui ont demandé directement de l’aide au président russe Dimitri Medvedev mais également aux gouverneurs d’Adyguée, de Kabardino-Balkarie et de Karatchaï-Cherkessie. Beaucoup de Tcherkesses de Syrie souhaitent en effet être protégés, ou au mieux rapatriés dans le Caucase russe, comme près d’un millier d’entre eux l’ont déjà demandé. Bien sur, si le gouvernement russe acceptait de les accueillir, il s’agirait d’une reconnaissance tacite du fait que la Syrie de Bachar El Assad n’est plus capable d’assurer leur sécurité, ni sans doute celle des autres habitants de Syrie.
Ce rapatriement potentiel de Tcherkesses de Syrie ne serait le premier du genre. En 1998 et 1999, des Tcherkesses du Kosovo, ayant refusé de rallier aveuglément les nouvelles autorités Albano -musulmanes du Kosovo, ont choisi de quitter leur patrie d’adoption et de rentrer dans leur pays d’origine, la Russie. Les Tcherkesses du Kosovo ont en effet toujours vécu en bonne intelligence avec les serbes malgré leur religion musulmane, mais ils ont toujours été considérés par les albanais comme “des russes”.
Cet accueil de Tcherkesses de Syrie pourrait avoir une autre conséquence très importante pour le Caucase : Faciliter une réconciliation historique interne à la Fédération de Russie, qui n’a jamais reconnu le génocide Tcherkesse (qui a eu lieu pendant les guerres du Caucase de 1763-1864) malgré les demandes rédigées dans ce sens par les parlements d’Adyguée et de Kabardino-Balkarie dans les années 90. Lorsque la candidature russe pour l’organisation des Jeux olympiques d’hiver à Sotchi l’a emporté, les Tcherkesses en ont profité pour se faire entendre et un congrès du peuple Tcherkesse a même eu lieu à Tcherkessk. En 2010 la colère des Tcherkesses s’était traduite par des émeutes en Karatchaevo-Tcherkessie, suite à des meurtres de militants politiques Adygues. En 2011 le parlement Géorgien a reconnu le génocide Tcherkesse de 1763-1864, mettant ainsi de l’huile sur le feu, dans ses relations avec la Russie. Ce geste inamical de Tbilissi a été considéré avant tout comme une mesure de rétorsion suite à la reconnaissance par Moscou des ex-provinces géorgiennes d’Abkhazie et d’Ossétie du Sud.
A l’occasion des événements dramatiques de Syrie, le problème des caucasiens qui vivent dans divers pays du moyen orient est revenu à la surface. La Russie peut-elle accorder un “droit au retour” aux Tcherkesses qui le demanderaient? Ce serait sûrement positif pour la démographie de la Russie. En attendant, la Russie doit faire comprendre aux occidentaux sa position sur les événements en cours dans le monde Arabo-musulman, veiller autant que possible sur les diasporas caucasiennes menacées, sans oublier qu’il y a aussi, dans le Caucase, à Sotchi, les jeux olympiques d’hiver à organiser en 2014. La diplomatie russe a du pain sur la planche.
Ci dessous le vote pour les deux candidats, plus il est élevé (prix en dollar du mètre carré sur la ligne horizontale), plus le score de Poutine est bas (en bleu)…
Source

Ci dessous le vote pour le candidat Poutine est élevé dans les quartiers périphériques et notamment les quartiers périphériques de l’est et du sud-est de la ville, plus pauvres.
Ci dessous et a l’inverse le vote pour le candidat Prokhorov est plus élevé vers le centre ville et dans le sud ouest, une zone relativement riche et prospère.

A lire en complément cet excellent article en anglais de Anatoly Karlin!