Siria, Russia e Francia



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La Russia, il principale ostacolo a un intervento efficace per fermare i combattimenti e le uccisioni sta perdendo.” Questi i propositi assolutamente sorprendenti di Bernard Kouchner, ex ministro degli esteri francese, in una intervista su Europe-1 del 13 dicembre. Questi aggiunge che “preferisco l’intervento militare” e che “i francesi con gli inglesi sono il motore politico per la partenza del dittatore Assad.”

Questa affermazione avviene, una volta di più, mentre i media mainstream ignorano completamente la realtà, cercando di attribuire alla Russia una responsabilità che non è sua. I media mainstream infatti si sono gettati sull’annuncio inesistente secondo cui la Russia “abbandona Bashar“, “ha abbandonato Bashar“, “prevede la sconfitta di Bashar“, “ha perso fiducia“, “intravede la vittoria dell’opposizione“, quando non faceva semplicemente “marcia indietro“. I media si sono basati su una dichiarazione fatta dal Viceministro degli esteri Mikhail Bogdanov, che aveva riconosciuto “la possibilità della vittoria dell’opposizione siriana.” Purtroppo la seconda parte della frase è stata dimenticata (probabilmente intenzionalmente) dai corrispondenti dei media mainstream, che diceva: “…se è supportata dall’esterno“, cosa che cambia il significato della frase.


Non è la prima volta che la Russia viene coinvolta in questa guerra mediatica contro la Siria ed è la seconda volta che Mikhail Bogdanov viene attaccato dai media. Lo scorso agosto, un quotidiano algerino aveva detto che non aveva dubbi sul futuro del presidente Assad, cosa smentita dallo stesso: il Viceministro non aveva dato alcuna intervista. Un mese prima, fu l’ambasciatore russo in Francia, Aleksandr Orlov, a cui venne attribuita una frase del tutto fuori contesto, negata sia dal ministero dell’informazione siriano che dall’ambasciatore stesso. Non passarono 24 ore che il ministero degli esteri russo chiariva la situazione e ricordava ai giornalisti la realtà e i fatti: “Si segnala che il signor Bogdanov non ha fatto di recente alcuna dichiarazione ufficiale, né dato interviste speciali ai giornalisti“. Quindi nessuna possibilità per i giornalisti francesi, che ancora una volta si sono del tutto sbagliati: la Russia non cambia la sua posizione sulla Siria. La posizione della Russia rimane salda, oltre ad aver ricevuto il sostegno del Brasile, consolidando il blocco diplomatico Russia/Cina (BRIC) che si oppone all’intervento militare, questa volta impedendo realmente il ripetersi dello scenario libico.

E’ difficile immaginare i futuri sviluppi in Siria. La pressione sul regime siriano non è mai stata così  forte, mentre il fronte interno si è inesorabilmente spostato verso il centro politico, mentre si accende uno scontro sempre più anarchico tra le comunità. Tuttavia, se l’assalto dei gruppi islamici radicali dell’opposizione e dei jihadisti mercenari stranieri è evidente, il crescente terrorismo prova indubbiamente la loro impotenza verso l’esercito siriano, che ha vinto tutte le battaglie urbane da Aleppo a Damasco. Possiamo ancora chiederci cosa sarebbe successo se questi affiliati di al-Qaida avessero indebolito maggiormente o totalmente il potere siriano, e sequestrato depositi chimici o di importanti quantità di armi, che si sarebbero potute usare in atti terroristici contro i paesi europei. Le immagini del Fronte islamista al-Nosra che compie test chimici su animali, dopo la cattura di un centro di ricerca (della  base di Suleiman?), dovrebbe far riflettere commentatori, analisti e politici occidentali. Che dire dell’intervista del loro comandante, in cui ha detto che reclute straniere sono pronte per la Jihad contro i paesi occidentali, tra cui gli USA?
Molti islamisti radicali che combattono in Siria (e che hanno sequestrato la giornalista ucraina Anhar Kotchneva, minacciandola di morte) hanno anche invocato ufficialmente “che nessun cittadino russo, ucraino o iraniano esca vivo dalla Siria” e di attaccare le ambasciate di Ucraina e Russia. Una dichiarazione di guerra contro la Russia, che fa seguito ai recenti appelli ostili di leader islamisti radicali contro la Russia, che vanno nella direzione delle dichiarazioni dei sostenitori radicali in Turchia, in occasione della visita di Vladimir Putin il mese scorso, o di quelle di molti islamisti stranieri che combattono in Siria. In questo contesto ci si può chiedere se i propositi di Bernard Kouchner abbiano senso. Per ora l’esercito siriano impedisce che la situazione diventi caotica, domandandosi dove ciò potrebbe trascinare la regione, e oltre. Se in Siria alcuni combattono per abbattere Assad, altri lottano per la creazione di un emirato islamico (sul modello dei taliban come spiegato qui) e quasi la metà della popolazione lotta solo per la sopravvivenza delle minoranze. Mikhal Bogdanov ha aggiunto, nella sua dichiarazione, che “la lotta diventerà più intensa e la Siria perderà decine – forse centinaia – di migliaia di civili“.


Mentre le Nazioni Unite parlano di inviare 10.000 soldati sul terreno, una cosa sembra certa oggi, se la situazione internazionale rimane invariata: questa guerra è forse all’inizio.

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