Francia-Russia: intervista a Alexandre Latsa

Quali sono le relazioni tra la Francia e la Federazione russa?
Prima di tutto tengo a precisare che le relazioni tra la Russia e la Francia sono relativamente di lunga data. La Francia è sempre stata, e rimane, uno dei principali partner europei della Russia. Nel corso della loro storia lunga di svariati secoli, le relazioni franco-russe hanno determinato per buona parte il clima in Europa e nel mondo. Questa storia risale alla metà del XI secolo, quando la figlia di Jaroslav il Saggio, Anna di Kiev, diventò regina di Francia, sposando Enrico I. Alla morte di quest’ultimo, è lei che assicurerà la reggenza e dirigerà il paese. Le prime relazioni diplomatiche tra Russia e Francia furono stabilite nel 1717, quando il primo ambasciatore russo in Francia recapitò le sue credenziali, firmate da Pietro Il Grande. Il culmine dell’avvicinamento tra la Russia e la Francia fu l’alleanza politico-militare bilaterale che si costituì alla fine del XIX secolo. Il simbolo di questi legami d’amicizia è il ponte Alessandro III su La Senna, a Parigi, la cui prima pietra fu posta nel 1896 dall’imperatore Nicola II e dall’imperatrice Alexandra Fiodorovna. Con l’instaurazione, il 28 ottobre 1924, dei rapporti diplomatici tra l’URSS e la Francia inizia la storia moderna di queste relazioni. Negli anni ’90 è iniziata una nuova fase delle relazioni franco-russe. Il radicale cambiamento giunto in quest’epoca sulla scena mondiale e lo sviluppo di una nuova Russia hanno determinato il progresso di un dialogo politico attivo tra Mosca e Parigi. Tale dialogo si poneva allora, come oggi, su una grande convergenza delle posizioni dei paesi riguardo la formazione di un nuovo ordine mondiale multipolare, i problemi della sicurezza europea, il regolamento dei conflitti regionali, il controllo degli armamenti.


Il documento fondante le relazioni tra Russia e Francia è stato l’Accordo del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1 aprile 1993). Esso ratifica l’aspirazione delle due parti a sviluppare delle nuove relazioni di concordia, basate sulla fiducia, la solidarietà e la cooperazione. La base giuridica contrattuale delle relazioni franco-russe si è considerabilmente arricchita a seguito di decine di accordi firmati in diversi ambiti della cooperazione bilaterale. Le relazioni politiche franco-russe diventano sempre più dense.


Quali sono i settori considerati strategici per le relazioni economiche e commerciali tra la Francia e la Russia?
Il commercio russo-francese s’intensifica senza tregua: nel periodo 2001-2009 la cifra degli scambi commerciali tra le due parti è stata moltiplicata per cinque fino a raggiungere 17,128 miliardi di dollari nel 2009. La Francia è attualmente il sesto investitore straniero in Russia ed il quinto fornitore della Russia. La presenza francese si è non solo mantenuta, ma rinforzata nel 2009 nonostante la crisi, e poi nel 2010 nell’anno Francia-Russia. L’attuale tendenza è non solo verso le conferma della presenza francese, ma anche verso dei nuovi inserimenti e in nuovi campi. I settori presi dalla Francia sono tradizionalmente l’energia (in particolare l’estrazione e la trasformazione del petrolio e del gas), la gestione delle reti urbane, la ristorazione ed il commercio al dettaglio, l’edilizia, i trasporti, l’aeronautica e lo spazio, la costruzione di automobili, l’industria farmaceutica, l’agricoltura, l’industria agroalimentare, la macchine e gli equipaggiamenti o ancora le comunicazioni.


L’anno Francia-Russia deve aver visto un forte miglioramento degli scambi economici, poiché se gli investimenti francesi in Russia raggiungono ora più di 3 miliardi di euro, gli investimenti russi in Francia ammontano a 2 miliardi di euro. Possiamo citare a titolo di esempio qualche ambito di questa cooperazione incrociata: la cooperazione energetica col contratto firmato tra GDF Suez e Gazprom sull’entrata del gruppo francese nel progetto del gasdotto Nord Stream, i trasporti con l’entrata di Alstom nel capitale del primo costruttore di treni russo Transmashholding, in quota al 25% e ancora la costruzione automobile col partenariato Renault-Aftovaz. La costruzione non è in debito, il gruppo immobiliare russo Hermitage dovrebbe costruire due torri gemelle di più di 300 metri a La Défense mentre Danone ed il russo Unimilk si associano per creare il numero uno della filiera lattiera in Russia: Danone investe 1,3 miliardi di euro per acquisire 57% del capitale della nuova impresa comune. Ma c’è anche il progetto del Sukhoï Superjet-100, la costruzione di navi metaniere, la realizzazione di vaste infrastrutture (coma la porzione di autostrada che collega Mosca a San Pietroburgo o il ponte gigante a Vladivostok) dalla società Vinci, ed il rafforzamento dell’alleanza Air France-Aeroflot per contrastare la tedesca Lufthansa molto presente in Russia. Questi nuovi mercati non devono tuttavia far dimenticare la posizione tradizionalmente dominante di società francesi sul mercato russo, ad esempio nel settore alimentare, con Auchan. Infine, il 2010 segna l’inizio di una nuova cooperazione molto promettente nel campo spaziale col primo lancio di un lanciatore Soyuz dal centro spaziale guianese.


L’obiettivo per la Francia è chiaro: recuperare la Germania, primo partner economico della Russia. Parigi, questi ultimi anni, è diventata il quinto investitore nel paese, superando già l’Italia e gli Stati Uniti. In Russia nel 2009 sono state censite 500 società francesi, mentre sono presenti allo stesso tempo circa 4.000 società tedesche. Infine delle 120.000 imprese francesi operanti all’internazionale, meno di 6.000 lavorano con la Russia.


Quali sono i problemi riscontrati dagli operatori francesi per entrare nel sistema economico e commerciale russo?
La poca conoscenza del mercato russo è il principale freno agli investimenti. Numerosi investitori francesi hanno una visione nera e negativa della Russia, visione purtroppo favorita dalle analisi quasi sempre pessimiste e false della stampa nazionale. Se leggete per un anno le analisi e gli articoli dei grandi quotidiani francesi sulla Russia, è vero che non viene voglia di investire. Eppure se l’investimento in Russia è « rischioso » (come in tutti i paesi in via di sviluppo), esso può fruttare molto. E anche se la Compagnia Francese di Assicurazione per il Commercio Estero, o COFACE, classifica la Russia nel IV gruppo, sui 5, dei paesi più rischiosi, l’aumento della presenza francese in Russia è giustificato: le società francesi guadagnano molto su questo grande mercato.


Sicuramente la Russia ha dei costumi e delle tradizioni molto particolari, come affermava un’analisi del senato francese del 2005: « La Russia è il più contorto dei paesi emergenti, tutto è difficile, niente è impossibile ». I punti negativi della Russia sono tuttavia noti, c’è la corruzione, che esiste purtroppo ancora, anche se in questi ultimi anni sono stati fatti importanti progressi. Anche se la Russia non è più il paese dove si è ricattati da uomini armati come poteva essere il caso negli anni ’90, la corruzione si è adattata e può concretizzarsi rapidamente un diritto di entrata, ad esempio in occasione della partecipazione a delle gare d’appalto. Lo scandalo che colpisce Daimler ne è l’esempio più recente, in cui la società viene accusata di avere versato decine di milioni di dollari di mazzette a delle agenzie governative russe per ottenere dei contratti. Anche la burocrazia è spesso un incubo per le imprese straniere in Russia, dove la complessità amministrativa si aggiunge ad un sistema fiscale difficilmente comprensibile. Infine, le « défaillance » del sistema giudiziario russo sono una delle principali preoccupazioni. Ma, lo ripeto, le cose cambiano velocemente, e ci sono tutte le più sensate ragioni di essere ottimisti.
In Russia se la prassi non è sempre comprensibile per gli stranieri, gli attori francesi danno spesso anch’essi prova di una relativa ignoranza del sistema (all’arrivo) e di difficoltà nel modificare la loro mentalità per poi poter aprirsi sul mercato russo. Infine, la presenza francese è ancora senza dubbio troppo concentrata sulla zona europea della Russia, Mosca, San Pietroburgo e Nijni-Novgorod. L’estensione in altri luoghi in Russia è relativamente lenta, anche se in certe regioni gli stabilimenti rappresentano fattori di riuscita, sia al sud (Bonduelle e Daucy presso Krasnodar) o a Kaluga (PSA Peugeot Citroën). Uno stabilimento Danone funziona da più di dieci anni a Togliatti, Schneider Electric intende costruirne uno in Tatarstan e Lafarge ha deciso di stabilirsi a Krasnodar e nelle regioni di Kaluga e di Sverdlovsk. Al di là degli Urali la presenza francese è relativamente marcata solo nelle regioni di Ekaterinburg e di Novosibirsk, in quest’ultima città sono presenti una trentina di società francesi.


Considerate abbastanza sufficienti le azioni del governo francese miranti a facilitare gli scambi tra la Russia e la Francia?
Gli sforzi sono chiaramente insufficienti. Queste insufficienze sono a livello di una certa diffidenza nei riguardi della Russia, fino ad una vera russofobia che intralcia le relazioni franco-russe. Se ciò non è un fatto nuovo, le cose si sono relativamente aggravate dall’elezione del presidente Sarkozy nel 2008. Questi si è circondato di consiglieri e ministri provenienti dal suo stesso pensiero di stampo atlantista, ovvero di gente dogmaticamente anti-russa e pro-americana. Nel 2009, la Francia è tornata a far parte della NATO e da allora tenta di conciliare l’inconciliabile, facendo la spaccata tra gli interessi suoi e quelli europei, russi e americani. Tutto ciò quando essa non segue passo passo la realpolitik tedesca, pragmatica e portatrice di riuscite e novità.


Le contraddizioni tra l’adesione alle tesi atlantiste più virulente riguardo la Russia (promosse da una minoranza atlantista) ed il necessario pragmatismo economico e geopolitico europeo hanno dato un colpo alla firma di uno dei più importanti contratti dell’anno franco-russo: la vendita alla Russia delle navi da guerra francesi. Questo negoziato annunciato congiuntamente da Nicolas Sarkozy e Vladimir Putin il 1 marzo 2010 a Parigi, riguarda l’acquisizione di quattro Navi di Proiezione e Comando (Bâtiments de Projection et de Commandement BPC) dalla marina russa. Poi i negoziati vertono su due punti principali: il trasferimento di tecnologia ed il luogo di fabbricazione. Per quanto riguarda il trasferimento tecnologico, i russi sono sicuramente interessati, in particolare ai dispositivi di calcolo di guida delle operazioni aeree, molto probabilmente nell’idea di sviluppare ulteriormente delle portaerei, volendo in effetti la flotta russa dotarsi di 5-6 gruppi aeronavali entro il 2060. Pierre Legros, del gruppo di armamenti navali DCNS, ha recentemente affermato (in occasione del salone Euronaval-2010) che “ai termini del contratto di consegna delle porta-elicotteri (Mistral) in Russia, la cui firma è prevista entro la fine dell’anno, le prime due navi devono essere costruite in Francia. In seguito, la Russia potrà costruire essa stessa due o quattro altre navi su licenza francese”. La tergiversazione sarà dunque durata tutto l’anno, ammettendo ormai che la vendita sia firmata, e ben dimostra le lotte esistenti tra pro ed anti, o, per semplificare, tra reti atlantiste e gaulliste. Ora, la linea anti-russa è oggi assolutamente suicida tanto da un punto di vista politico quanto da uno geopolitico, ma anche economico, dal momento che è noto che il costo di una nave debba oscillare tra i 400 e i 500 milioni di euro. Tengo ad aggiungere che la diffidenza sistematica nei riguardi della Russia, di cui ne danno prova i media francesi, principalmente la stampa, mi sembra provenire dalla stessa area atlantista, e che le prime conseguenze siano un grande freno agli investimenti francesi in Russia e dunque una perdita di denaro, per i russi, ma anche per i francesi.


Di conseguenza, la vendita delle Mistral è doppiamente importante, tanto per la Francia che così affermerebbe la sua indipendenza di fronte alla NATO, che per la Russia, che acquistando del materiale militare da un paese della NATO farebbe un po’ « saltare » un blocco psicologico che paralizza un certo numero di decisori francesi ad investirsi ed a investire in Russia. È tutto quello che possiamo augurarci dall’anno franco-russo, sperare che esso faccia un « reset » riguardo tutti i pregiudizi sulla Russia e che così sia reso onore all’amicizia franco-russa, garanzia della pace tra i nostri due popoli.


Traduzione a cura di Matteo Sardini
Fonti:
-Ria Novosti
-France.mid.ru
-Sito dell’Assemblea Nazionale
-Sito dell’ambasciata di Francia in Russia
-Realpolitik.tV

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